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lunedì 1 dicembre 2025

Rosa Parks

Accadde solamente 70 anni fa in America: il 1 dicembre del 1955 su un autobus di Montgomery, in Alabama, Rosa Parks, 42enne afroamericana, si rifiutò di cedere il proprio posto a un uomo bianco. La donna venne arrestata e multata. Martin Luther King e molti altri leader delle comunità afroamericane, diedero il via ad una serie di azioni pacifiche di protesta. Protesta che assunse proporzioni sempre più ampie “Non era vero che non mi alzai perché ero stanca. Ero stanca di cedere“, raccontò Rosa Parks che divenne La Madre del Movimento dei Diritti Civili negli Stati Uniti. L' anno successivo il caso di Rosa Parks fini davanti alla Corte Suprema, i giudici all'unanimità stabilirono che la segregazione sugli autobus dell'Alabama era "incostituzionale". Il suo gesto semplice ma coraggioso fu cruciale per la lotta contro il razzismo.

martedì 5 luglio 2022

Accadde oggi: il bikini

Il sarto francese Louis Réard a Parigi nel 1946 introdusse ufficialmente il 5 luglio il bikini.
Questo costume che lasciava scoperto l’ombelico era un azzardo talmente spinto per l’epoca che, quando volle esibirlo in una sfilata alla piscina Molitor di Parigi, nessuna modella si prestò a indossarlo. Réard dovette ricorrere a una spogliarellista, Micheline Bernardini, che il 5 luglio sfiló in bikini, mostrandolo per la prima volta alle fotocamere.
Il nome richiama l'atollo di Bikini nelle Isole Marshall, nel quale negli stessi anni gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari: Reard riteneva che l'introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti.

In realtà l’idea non era nuovissima, infatti,nei mosaici di Piazza Armerina, in Sicilia si può vedere un bikini dell’antica Roma


Nel 1950 vista la sua diffusione, le spiagge italiane furono battute da poliziotti per misurare con il metro i bikini delle signore, per questione di pubblico decoro. 
Il due pezzi poteva essere indossato solo se le mutandine fossero stata abbastanza grandi, almeno 40 centimetri, altrimenti era vietato.

In ogni caso, anche se era nelle giuste misure, visto che lasciava scoperto l'ombelico, veniva considerato scandaloso in diversi paesi come Spagna, Portogallo e, ovviamente, anche in Italia. 
In realtà anche negli Stati Uniti fu concesso solo in contesti privati, come le barche. 

E stiamo parlando solo di 72 anni fa!!!

mercoledì 27 gennaio 2021

Giornata della memoria

Discorso di Liliana Segre al Parlamento europeo, nel 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz è assolutamente attuale e terribilmente vero.

Per non dimenticare.

"Non è che Auschwitz sia stata liberata quel giorno dall’Armata rossa. E’ molto bella la descrizione che Primo Levi fa nella Tregua di questi quattro soldati russi che aprono i cancelli – senza liberare niente perché i nazisti erano scappati da giorni – e si trovano davanti questo spettacolo incredibile. Incredibile in quel momento ai loro occhi, poi più tardi diventò uno spettacolo incredibile per chi lo volle guardare. Qualcuno non lo vuole guardare neanche adesso, dice che non è vero.

E lo stupore, lo stupore per il male altrui: sono queste le parole straordinarie di Primo Levi. Perché questo stupore per il male altrui nessuno che è stato prigioniero ad Auschwitz l’ha potuto mai dimenticare un secondo della sua vita. Lo stupore perché altre persone, che non sono pazze e non vengono da un mondo lontano ma sono tuoi fratelli europei, hanno pensato per sé.

Io allora avevo 13 anni, ero operaia schiava nella fabbrica di munizioni Union, fabbrica che c’è tuttora, dove facevamo bossoli per mitragliatrice. Lavoravo nella città di Auschwitz e sapevamo le cose che stavano succedendo a Birkenau dove ero stata fino a pochissimo tempo prima.

Di colpo, dopo che avevamo sentito scoppi lontani, venne il comando immediato dalla fabbrica stessa per quella che fu chiamata la “marcia della morte”. Io non fui liberata il 27 di gennaio dall’Armata rossa. Io facevo parte di quel gruppo di più di 50mila prigionieri ancora in vita, che erano stati obbligati in quelle condizioni fisiche, senza parlare di che cos’erano quelle psichiche, a cominciare quella marcia che durò mesi e di cui si parla pochissimo. La marcia della morte.

Quando parlo nelle scuole da nonna, come parlo da nonna da trent’anni a questa parte, dico che ognuno nella vita deve, una gamba davanti all’altra, non appoggiarsi a nessuno. Perché nella marcia della morte non potevamo appoggiarci al compagno vicino che si trascinava sulla neve con i piedi piagati come noi e che veniva finito dalle guardie della scorta se fosse caduto. Ucciso, nessuno poteva rimanere lì su quelle strade.

Come si fa? Come si fa in quelle condizioni? E’ che la forza della vita è straordinaria. E’ questa che bisogna trasmettere ai giovani di oggi che sono mortificati dalla mancanza di lavoro, mortificati dai vizi che ricevono dai loro genitori molli per cui tutto è concesso. Mentre la vita non è così, la vita poi ti prepara a questa marcia che deve diventare marcia per la vita. E noi non volevamo morire, noi eravamo pazzamente attaccati alla vita qualunque fosse. Per cui, una gamba davanti all’altra, buttarci sui letamai, mangiare qualunque schifezza, qualunque cosa, mangiare la neve dove non era sporcata dal sangue. E non domandarci più nient’altro che andare avanti: camminare camminare.

Era il male altrui: le finestre erano chiuse. Traversammo la Polonia poi la Germania. Abbiamo visto altri lager, altri orrori, altri mali: Ravensbrück, un Jugendlager che si chiamava Jugendlager perché in effetti eravamo giovani, ma sembravamo vecchi. Senso sesso, senza seno, senza età, senza mestruazioni, senza mutande. Non si deve aver paura di queste parole perché è così che si toglie la dignità a una donna. E’ così.

Ci eravamo abituate ormai a sopravvivere, perché c’era qualcosa dentro di noi che ci diceva avanti, avanti, avanti, avanti, avanti. E giorno dopo giorno, campo dopo campo, io mi ritrovai alla fine del mese di aprile del 1945. Pensate in quella situazione quanto era lontano il 27 di gennaio. Quindi stato fisico debilitato, morte di compagne perdute in quella marcia, rimaste lì senza potersi alzare, non soccorse mai da nessuno. Perché nessuno aprì una finestra, nessuno buttò un pezzo di pane.

C’era la paura. Era la paura che faceva sì che la scelta fosse di pochissimi. Perché non si parla quasi mai di questi straordinari che hanno fatto la scelta. Si dà per scontato che popoli interi siano stati colpevoli, perché non fu solo il popolo tedesco, fu tutta l’Europa occupata dai nazisti: parliamo della Francia, dell’Italia. I nostri vicini di casa, parlo dell’Italia, furono degli aiuti straordinari per i nazisti: ci denunciavano, prendevano possesso del nostro appartamento, del nostro ufficio, anche del cane qualche volta perché era un cane di razza. Il cane era di razza.

Questa parola razza, che ancora la sentiamo dire e per questo dobbiamo combattere questo razzismo, questo razzismo strutturale che c’è ancora. La gente mi chiede: ma come mai ancora si parla di antisemitismo? La gente mi domanda come se io fossi quella che sa perché c’è ancora l’antisemitismo, perché c’è ancora il razzismo. Va bene che sono vecchissima nel mio novantesimo anno di età.

Io credo che il razzismo ci sia sempre stato. Ma non c’era il momento politico per poter tirar fuori l’antisemitismo e il razzismo che sono insiti nell’animo dei poveri di spirito. Sì è così. Poi arrivano i momenti, corsi e ricorsi storici. Arrivano i momenti più adatti. Arrivano i momenti in cui ci si volta dall’altra parte, in cui è più facile di nuovo far finta di niente, è più facile guardare il proprio cortile: ma è una cosa che non mi interessa, perché mi deve interessare, non mi riguarda. E allora tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno adatto per farsi avanti.

Ora la guerra non si fermò e prima che gli alleati mi liberassero arrivò il primo maggio del 1945, la fine della guerra.

La condizione degli ebrei fu analoga nei paesi occupati, fu analoga di fatto se non di diritto. Eppure gli ebrei tedeschi, ungheresi, italiani si erano battuti nelle guerre per i propri paesi. Ricordo che mio padre era stato ufficiale nella prima guerra mondiale. Quanti ebrei tedeschi si suicidarono perché sentivano di essere stati separati dal resto della nazione. Questa separazione fu dolorosissima. Più ancora che per le leggi, per il fatto che ora era il tuo vicino di casa che ti escludeva.

Io quando furono emanate le leggi razziali ero una bambina e diventai invisibile. E questo effetto durò. Anche dopo la guerra. Ricordo quando a Milano, tra le macerie, incontravo quelle che erano state le mie compagne di scuola che non mi avevano visto più perché ero stata cacciata quando frequentavo la terza elementare. Perché ero stata cacciata? Ero un pericolo così terribile per i fascisti? Per questo decisero che i bambini ebrei di quella piccola comunità degli ebrei italiani (non più di 40 mila persone in tutto il paese, che furono vittime almeno per un terzo della shoah) che era stata assolutamente integrata nella nazione, dovevano diventare invisibili? Queste compagne, incontrate di nuovo dopo 4-5 anni chiedevano: Segre, ma  dove eri andata a finire?

Mi sono sentita sola, anche dopo. Io ero una ragazza ferita, ero una ragazza selvaggia, che non sapeva mangiare perché il coltello e la forchetta dov’ero stata non esistevano più. Per noi mangiare non era “essen”, come si dice in tedesco, ma “fressen” che è la parola che si usa per il mangiare degli animali, delle bestie. Ed io ero diventata bulimica, ero neghittosa, ribelle e come tale ero criticata anche da quelli che mi volevano bene. Non ero più la ragazza borghese che ero stata, con una buona educazione familiare.

È difficile ricordare queste cose e devo dire che da 30 anni io parlo nelle scuole con una difficoltà psichica molto forte, anche se sento che il mio dovere è questo. Sarebbe questo, fino alla morte, poiché io ho visto quei colori, ho sentito quegli odori, ho udito quelle urla. E ho incontrato tante persone in quella babele di lingue. Oggi non posso non ricordare, qui dove tante lingue si incontrano, la difficoltà di comunicare. E però comunicare era importante con le compagne che venivano da tutti i paesi d’Europa occupati dai nazisti. Si poteva farlo solo trovando delle parole comuni perché altrimenti c’era la solitudine assoluta del silenzio. Allora il silenzio derivava dall’isolamento ancestrale delle comunità che non si erano riunite in parlamenti come questo. L’Europa ha ricominciato a parlarsi solo ultimi 75 anni.

Allora si dovevano cercare poche parole per comunicare l’essenziale nelle lingue degli altri. Io per esempio in ungherese ho imparato una sola parola, “kenyér”, che vuol dire “pane”. Era la parola essenziale per non morire di fame, ma indicava anche la sacralità di una cosa allora essenziale per vivere e che viene sprecata oggi senza nemmeno guardare che cosa si butta via.

Io sento che la memoria di quella ragazzina che sono stata a me, che oggi sono una vecchia di 90 anni, non mi dà pace. I ricordi non mi danno pace perché il fatto di essere diventata nonna io, trentadue anni fa, quando è nato il primo dei miei tre nipoti, e oggi essere qui al parlamento europeo in questo momento, sono lo stesso miracolo.

Ma sono io quella ragazzina che ha fatto la marcia della morte, che ha cercato nei letamai qualcosa da mettere in bocca, che ha cercato una parola comune per poter parlare con le altre? Quella ragazzina è un’altra da me e io sono la nonna di me stessa. Quando mi rivolgo ai nipoti se hanno un dispiacere d’amore, o di studio o soffrono per non aver raggiunto un obiettivo che volevano raggiungere sono una nonna amorosa, sono una nonna molto presente, e in quei momenti ringrazio il miracolo che ha fatto diventare nonna una ragazzina che doveva morire.

È una sensazione che non mi abbandona, che provo ogni volta quando ho finito di parlare in una scuola – io parlo a migliaia di ragazzi, due o tremila mila tutti insieme – e compio il mio dovere di portare la mia testimonianza. Parlo di me, di quella ragazzina, magra, debole, disperata, sola.

Oggi io quella ragazzina non la posso più sopportare, proprio perché sono la nonna di me stessa. Sento che se non decido di smettere di parlare e di ritirarmi a ricordare da sola e a godere delle grandi gioie della mia famiglia ritrovata, comunque non potrei continuare, comunque, perché non ce la farò più a ricordare. Anche oggi provo una grande fatica qui con voi, ma ho sentito un grande dovere di accettare questo invito e cogliere questa occasione per ricordare con voi il male altrui, ma per ricordare anche che si può, una gamba davanti all’altra, andare avanti.

Chi andrà a Praga, o c’è già stato, e visiterà, o ha già visitato, il museo dei bambini del Lager di Terezyn sa, o saprà, che in quel campo ai bambini si facevano fare delle recite e c’erano delle matite colorate per disegnare finché tutti, un giorno, furono portati  ad Auschwitz e uccisi per la sola colpa di essere nati (erano troppo piccoli per avere altre colpe). Fra quei bambini ce n’è una, della quale non ricordo il nome, che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.

Io non avevo allora le matite colorate e forse non avevo, non ho, la fantasia meravigliosa della bambina di Terezyn. Ma spero che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. Questo è il semplicissimo messaggio, da nonna, che io vorrei lasciare ai miei nipoti e a tutti i miei futuri nipoti ideali: che siano in grado di fare la scelta e con la loro responsabilità e con la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati."

https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20200128IPR71206/il-parlamento-commemora-la-liberazione-di-auschwitz-75-anni-fa


giovedì 2 aprile 2020

Oggi giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo

Il 2 aprile tutto il mondo celebra LA GIORNATA MONDIALE DELLA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTISMO.
Il colore associato all’autismo è il blu e il simbolo è la tessera di puzzle che rappresenta un’intelligenza diversa, che ha bisogno dell’aiuto di tutte le altre tessere per esprimersi, ma che a sua volta aiuta le altre a comporre il complesso mosaico dell’esistenza.

venerdì 4 settembre 2015

Senza parole...

Un'immagine vale più di mille parole.
Purtroppo è vero.
Ne stanno parlando tutti: media, giornali, social...
Ho deciso che per questa volta per rispetto di questa giovane vita spezzata devo anche io dar voce ai miei pensieri...
Quel bimbo senza vita abbandonato dalle onde sulle splendide spiagge turche è diventato il simbolo del dramma che si sta consumando nel mare nostrum.
Il suo volto è rivolto al mare che lo ha strappato dai suoi genitori quando si erano affidati speranzosi a lui su un barcone, pagando profumatamente traghettatori avidi e senza scrupoli, alla ricerca di una vita migliore altrove.
Stessa sorte è toccata al fratellino e alla mamma.
Quest'immagine nuda e cruda sta facendo il giro del mondo e davanti a quel corpicino si può provare solo angoscia e dolore, tristezza e pietà, rabbia e vergogna.
Davanti a quel corpicino forse si spegnerà l'egoismo, il razzismo?
E allora mi chiedo... ma si deve arrivare a tanto per smuovere le coscienze (se mai saranno smosse)?
Oppure domani tutto sarà dimenticato restando solo il ricordo del mare, di una spiaggia con una macchia rossa e blu sempre più sfocata?

martedì 7 luglio 2015

A volte ci vuol proprio poco ...

In Iran, oltre al divieto di ascoltare e diffondere musica non tradizionale, c'è anche una legge che vieta l'utilizzo degli strumenti musicali in tv, o meglio che gli strumenti musicali vengano inquadrati dalle telecamere.
I Pallett Band, un gruppo musicale, sono riusciti a protestare infrangendo questo divieto, senza però infrangere la legge e rischiare la prigione.
Per protesta in uno show si sono esibiti in playback mimando di suonare gli strumenti musicali!!!
La loro esibizione si trova su youtube.
Secondo me sono stati davvero geniali.
Hanno così sfidato il sistema, portando alla ribalta in modo plateale la richiesta di libertà d'espressione, senza tuttavia fare nulla di male e in modo assolutamente pacifico.
In pratica hanno dato a tutti un chiaro esempio di quanto ci vuole davvero poco per protestare in modo intelligente.

giovedì 9 aprile 2015

Sofferenza e speranza...


Mamma Africa piange i suoi figli e le sue figlie che hanno perso la vita in una strage senza senso e senza motivo. 
Ennesime vittime della crudeltà umana.
Nello stesso tempo 2500 persone, cristiane e musulmani fianco a fianco, hanno sfilato ieri sfidando coloro che li volevano 'scioccare'. Un barlume di speranza in tanta sofferenza.

mercoledì 30 aprile 2014

Quattro mesi fa un grande cambiamento!



Quattro mesi… già quattro mesi sono passati e se, da una parte, sono volati, dall’altra sembra ieri!

Sono stati quattro mesi intensi, emozionanti, unici, pieni, strabilianti, sorprendenti e anche un po’ faticosi; il 30 dicembre 2013 tutto è cambiato: un piccolo fagottino è entrato nella mia vita!!!

Sono diventata mamma ed è un’avventura spettacolare. Ci sentivamo pronti e così eccoci qui a vivere questa nuova mega esperienza di vita.

Fortunatamente ho avuto una gravidanza grandiosa, non ho smesso di fare la mia vita tranne adottare piccoli accorgimenti per non mettere in pericolo la nuova vita che cresceva in me.

L’unica cosa sofferta è stata la nausea, ma da una parte mi ha permesso di non prendere che pochi chili, credo di essere stata iperfortunata perché la gravidanza non mi ha fatto mettere su chili ma anzi… li ho persi!

Ho ascoltato il mio corpo, ho riposato quando ero stanca, sottoponendomi a tutti i controlli del caso, prendendo l’acido folico e a fine gravidanza il ferro di cui avevo carenza. Tutto è andato per il verso giusto, ho perfino continuato fino all’estate ad allenarmi evitando traumi e determinati esercizi, per poi passare allo yoga da settembre che ho regolarmente praticato fino al 20 dicembre!

Il parto è stata un’esperienza indimenticabile, dolorosa ma emozionante, lungo ma senza complicazioni di sorta e alla fine è nata lei, tutta guance e capelli, la piccola A. di cui ora non potrei neanche pensare di farne a meno!!!

Ora mi sto dedicando a lei ventiquattro ore al giorno, allattandola in via esclusiva a richiesta, imparando a conoscerla, … non ho abbandonato questo blog ma semplicemente messo un po’ a riposo.

sabato 7 dicembre 2013

Addio Madiba



Non ho nulla da dire, un grande uomo come te non ha bisogno di nulla, non c'è bisogno di parole per salutarti o per ricordarti, per te parla quello che hai fatto, i tuoi scritti, i tuoi discorsi, l'aver cambiato il mondo....

martedì 7 maggio 2013

NO alla Violenza

              
 
 NO alla Violenza
 
 
.... bisogna sempre tenerlo a mente ma quando capitano certi fatti di cronaca bisogna ricordarlo ancora di più!

martedì 26 marzo 2013

Bentrovati rondoni!

Nonostante la giornata grigia, umida e uggiosa i rondoni li ho visti sfrecciare, per la prima volta quest'anno, proprio stamattina, segno che la primavera è arrivata!

domenica 1 luglio 2012

Italia - Spagna



E questa sera tiferemo "Forza azzurri!!". Anche se non sono per nulla patita di calcio...ne sono felice e seguirò volentieri la partita! Inoltre adoro la Spagna e gli spagnoli per cui tiferò azzurri ma simpatizzerò per l'avversario. Di certo questo é il vero e giusto atteggiamento sportivo. Se poi la nazionale italiana avrà il bel gioco come nell'ultima partita, qualsiasi sarà il risultato, sarà comunque un successo!!! Forza azzurri!!!!

venerdì 2 marzo 2012

Canzone

Canzone - Lucio Dalla di Lucio Dalla
(S. Bersani -Dalla)


Non so aspettarti più di tanto
ogni minuto mi dà
l'istinto di cucire il tempo
e di portarti di qua
ho un materasso di parole
scritte apposta per te
e ti direi spegni la luce
che il cielo c'è
stare lontano da lei
non si vive
stare senza di lei mi uccide.
Testa dura testa di rapa
vorrei amarti anche qua
nel cesso di una discoteca
o sopra al tavolo di un bar
o stare nudi in mezzo a un campo
a sentirsi addosso il vento
io non chiedo più di tanto
anche se muoio son contento
stare lontano da lei
non si vive
stare senza di lei mi uccide.
Canzone cercala se puoi
dille che non mi perda mai
va per le strade tra la gente
diglielo veramente.
Io i miei occhi dai tuoi occhi
non li staccherei mai
e adesso anzi io me li mangio
tanto tu non lo sai.
Occhi di mare senza scogli
il mare sbatte su di me
che ho sempre fatto solo sbagli
ma uno sbaglio che cos'è.
Stare lontano da lei
non si vive
stare senza di lei mi uccide.
Canzone cercala se puoi
dille che non mi lasci mai
va per le strade tra la gente
diglielo dolcemente.
E come lacrime la pioggia
mi ricorda la sua faccia
io la vedo in ogni goccia
che mi cade sulla giacca
stare lontano da lei
non si vive
stare senza di lei mi uccide.
Canzone trovala se puoi
dille che l'amo e se lo vuoi
va per le strade tra la gente
diglielo veramente
non può restare indifferente
e se rimani indifferente
non è lei.
 Stare lontano da lei
non si vive
stare senza di lei mi uccide...

venerdì 23 settembre 2011

Attenzione pericolo di caduta oggetti (non) identificati dal cielo!

Attenzione, oggi potremmo essere un bersaglio per un pezzettino di un vecchio satellite che cadrà.
Quindi se disponete di un  
mettetevelo...


ma nel caso in cui non lo abbiate potrete anche usare un  



Alla prossima..   forse…..

giovedì 21 aprile 2011

Earth Day

Oggi, 22 aprile, come ogni anno si celebra l'Earth Day - la Giornata Mondiale della Terra. Si tratta di un evento internazionale attraverso il quale si cerca di sensibilizzare le persone verso una più intensa tutela del nostro pianeta Terra.
L'Earth Day è stato festeggiato per la prima volta il 22 aprile 1970: dopo il disastro petrolifero di Santa Barbara il senatore degli Stati Uniti Gaylord Nelson lanciò un preoccupato appello ai suoi concittadini. Questo appello venne raccolto da ben 20 milioni di americani e da quell’anno, ogni anno, si ripete perché ancora vi sono cose da fare per salvare la Terra.
Questa giornata deve servire per riflettere sullo stato di salute del nostro pianeta ma anche per agire in modo concreto attraverso l’individuazione dei problemi, anche quotidiani, per poter arrivare a soluzioni concrete.
Da qui nascono le azioni di buon senso, piccoli gesti da fare nella quotidianità per preservare la nostra Terra, perché ricordiamoci che di Terra ne abbiamo una sola.

Tutte le info su http://www.giornatamondialedellaterra.it/

giovedì 14 aprile 2011

Il referendum questo sconosciuto!

Ultimamente noto che tutti i referendum sono stati purtroppo dei buchi nell’acqua. Non si sono raggiunti i quorum per renderlo valido. Io personalmente lo ritengo un segnale allarmante.
Far fallire un referendum abrogativo significa in pratica non far sentire la propria voce in ogni caso.
Significa non esprimere la propria opinione né in un senso, né in un altro.
Significa non interessarsi al paese, oppure non ritenere di essere importanti,… cos’è che porta a questo? Sfiducia? Disinteresse?
Il referendum non viene più considerato forse come un importantissimo strumento dai cittadini?
Con esso infatti si riesce ad esprimere la propria preferenza per abrogare oppure confermare una determinata legge.
Il referendum permette la democrazia diretta. Attraverso la consultazione l’elettore può direttamente fornire il proprio parere, con esso ognuno di noi può dire la sua. Può veramente partecipare.
Per questo motivo secondo me è uno strumento importante, anzi importantissimo.

Il 12 e 13 giugno 2011 saremo chiamati alle urne per decidere su quattro quesiti di notevole spessore: due riguardano la privatizzazione dell’acqua, uno il nucleare e uno il legittimo impedimento.
Ho sentito alla radio che purtroppo solo pochissimi sanno che ci sarà un referendum e che solo una piccolissima percentuale sa quali sono i quesiti.
Purtroppo immagino che anche la pubblicità su tv e giornali sarà minima. Ho sentito poco, per non dire nulla, su tutto ciò.
Già ora cercando su internet non si trova un solo sito istituzionale o un sito non di schieramento che ne parli o che spieghi qualcosa. Quindi già rimango esterrefatta davanti a questo dato di fatto. Wikipedia mi è venuta in aiuto così come i vari siti promotori dei quesiti e alla fine sono riuscita a capirci qualcosa pure io.

Ecco i quesiti, a puro titolo informativo:

primo quesito: modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
« Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale? »

secondo quesito: determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito
« Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"? »

terzo quesito: nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norma.
Si tratta di un lungo e articolato quesito con richiesta di abrogazione di una serie di articoli, commi e parole, in pratica di una parte del decreto legge recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge "con modificazioni" il 6 agosto dello stesso anno.

quarto quesito: legittimo impedimento
"Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".

Sempre a titolo esplicativo, per capire bene come votare bisogna tener conto che:
se si vota sì si vuole abrogare la legge,
se si vota no, non si vuole abrogare la legge (cioè la legge resta in vigore).
…perché anche su questo non c’è mai abbastanza chiarezza.

Infine, non da ultimo, purtroppo posso ipotizzare che visto il periodo si può preferire andare al mare o in montagna piuttosto che a votare ma….

..mi auguro di sbagliarmi. Mi auguro che le urne non saranno deserte e che il senso civico degli italiani per una volta prevalga.

mercoledì 23 marzo 2011

nuvola ...

Non vi preoccupate se stasera diventerete fosforescenti!!
Non c’è pericolo.. è solamente una nuvola radioattiva… 
una piccola nube.. che volete che sia??


Non ho paura.. non demonizzo il nucleare.. non faccio colpe a nessuno, con un cataclisma del genere nessuno avrebbe potuto evitare ciò che è successo... 
è che, porca vacca, perchè ci viene raccontato di non preoccuparci, che non è nulla???

sabato 12 marzo 2011

Uomo e natura...

La terra non appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla terra.
Crediamo di poter modificare tutto a nostro piacimento, di poter costruire, inquinare, creare, distruggere, modificare, rovinare, coltivare, trasformare tutto ciò che ci circonda ma poi capita che un qualche evento catastrofico come quanto sta accadendo in Giappone ci ricorda cosa siamo.
Tutta la mia solidarietà e i miei pensieri vanno a coloro che si trovano nell'epicentro di questa catastrofe e a tutti quelli che hanno nella loro vita provato un qualcosa di simile (terremoto, alluvione,...). 


Siamo inermi di fronte alla forza della natura.
Non siamo in grado di dominare o arginare la forza della natura sia creativa che distruttiva.
E capiamo quanto siamo impotenti davanti ad essa.
Dobbiamo solo imparare ad accettare ciò, amare e rispettare un po’ di più questa terra sulla quale viviamo come ospiti perché non è nostra.
Non siamo noi i padroni.
Non è né una nemica né un’amica ma la nostra casa nella quale ci rifugiamo, nel bene e nel male. Una casa da rispettare e tenere bene non solo per noi ma per chi verrà dopo di noi.
Bisognerebbe lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato.

giovedì 30 dicembre 2010

Auguri per il 2011!!!


Lo so!! Lo so!!
Lo so che oggi non è il 31 dicembre ma siccome domani lavoro e le cose da fare sono tante per aspettare festeggiando il nuovo anno, ho il timore di non aver tempo per venire qui e fare i miei auguri a tutti per cui….mi avvantaggio di un giorno e vi faccio i miei migliori

auguri per uno strepitoso 2011!!!!!!!!!!!